| LEGGIAMO – TUTTI I FIGLI DI DIO DANZANO |
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Napoli, 25 marzo ’10 (Fuoritutto) Murakami Haruki non è un autore nuovo, ha pubblicato già molti romanzi e ha vinto importanti riconoscimenti letterari internazionali. Ma non avevo letto ancora nessuno dei suoi libri, fino a quando mi sono imbattuto in “Tutti i figli di Dio danzano”, pubblicato in Italia da Einaudi, sei racconti dalla scrittura essenziale, reinterpretazione del vecchio “gendai shosetsu”, il romanzo d’attualità nella forma stilistica giapponese.
“Sei incontri – si legge nel retro di copertina – che possono cambiare il corso di un’esistenza, o che promettono una via d’uscita dal dolore, la cura di una ferita, la decifrazione di un mistero, la salvezza di una città intera”. C’è una costante in tutti i racconti che è data dalla presenza del terremoto del 1995, a Kobe, nel sud del Giappone, che causò più di seimila vittime. E’ un modo per ricordarlo come un monito e anche per esorcizzarlo. A Kobe l’autore è cresciuto e si è formato cominciando a leggere e a scrivere. Nel 1987 il suo primo successo con “Tokyo blues” che insieme a Kitchen di Banana Yoshimoto inaugura una letteratura di massa di facile fruibilità, apprezzata soprattutto dai più giovani. I due autori, poi, si differenzieranno per tematiche e valori. Negli scritti di Haruki Murakami ci sarà molta cultura americana. “Tutti i figli di Dio danzano” , 130 pagine, si legge bene tutto d’un fiato; per chi ci riuscisse ne consiglio la lettura lasciando del tempo tra un racconto e l’altro. (Marzio Di Mezza) |



“Sei incontri – si legge nel retro di copertina – che possono cambiare il corso di un’esistenza, o che promettono una via d’uscita dal dolore, la cura di una ferita, la decifrazione di un mistero, la salvezza di una città intera”.


