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Roma, 10 giugno ’10 (Fuoritutto) Il mito di Gauguin ha origine dal romanzo di William Somerset. Maugham, “La Luna e Sei soldi.” (1919) dal quale è stato tratto l’omonimo film di Lewin (1942), preceduto da Tabù di F. Murnau (1931), seguito da “Brama di vivere” di Vincent Minnelli (1956), da “Oviri” di H. Carlesen (1986), “Bonjour Monsieur Gauguin di Labrecque del 1991, per finire al più recente, prezioso documentario di Folco Quilici: “Nei mari del Sud”.
Ma Fiction a parte, sull’argomento Gauguin si sono tuffati critici e storici dell’arte di almeno quattro generazioni. Un argomento ghiotto con i suoi lati oscuri e moltissimi errori non voluti. Nell’ansia di circoscrivere la figura di questo fenomeno, catalogare, etichettare, si è finito per lasciare fuori degli schemi imposti gran parte di questa incontenibile figura, che sfugge ad ogni classificazione. Ma anche il giornalista e scrittore Gauguin ha contribuito a questa fama. Con Noa Noa, ad esempio che è un librone autobiografico, corredato da schizzi e disegni, xilografie, immagini e fotografie al quale ha lavorato fino alla fine. Una miniera a cielo aperto. Il Genio, una vera meteora nel firmamento artistico mondiale, aveva concluso la sua avventura nelle isole Marchesi nel 1903 a soli 55 anni, minato da patologie allora inguaribili. Comunque aveva puntualmente raggiunto ogni traguardo. Fama, gloria e ricchezza, accompagnata dalla considerazione dei contemporanei. Ne vorrei indicare alcuni: Fontainas, Mallarmé, Morice, ma anche pittori come Pizzarro e gli altri impressionisti con i quali ha condiviso storie ed esperienze espositive, presto abbandonate per percorrere spazi infiniti e senza confini. Sulle sue esperienze scivoleranno lievi “i Nabis” (dall’ebraico “i profeti”) suoi allievi dal 1888, guidati da Paul Sérusier nel cui entourage figuravano Denis, Bonnard, Vuillard, Vallotton, K. Roussel ed anche Maillok. L’anno seguente il plagiato di turno sarà il giovane Andrée Gide. Anche Degas, il mitico fondatore degli impressionisti, non andrà immune dalla simpatia per Gauguin. Degas comprerà dipinti di Gauguin e tra i due ci sarà un proficuo scambio di esperienze. Influenzerà i fauves (le belve) per la “selvaggia violenza espressiva del colore” vedi Matisse di “Lusso, calma e voluttà (1904), Braque “Marina gialla” (1906), Derain, Vlaminch. Persino Picasso ha dovuto fare i conti con le “esperienze oceaniche”di Gauguin. Quando il mago “malaguegno” ha incontrato la ‘negritudine e le giapponeserie’ ha percorso un tratto di strada già segnato dal “vagabondo” Gauguin. Ma perché “vagabondo”? Nasce a Parigi, vive la sua infanzia in Perù, Torna a Parigi, si arruola in marina (1865). Dopo cinque anni di mare una breve pausa presso un agente di cambio. E’ ora un “pittore della domenica”, talentuoso ricercatore, al momento confinato tra i dilettanti. Ma la svolta avviene per merito del tutore, G.Arosa, che lo convince ad abbandonare l’impiego ed a dedicarsi interamente alla pittura. La Francia –l’umanità intera - perde un impiegato, ma acquista un artista che segnerà un’epoca. E’ il 1883 e saranno ventanni di grande conclamata produzione di eccellenza. Poteva ritagliarsi una nicchia profonda già a partire dalla Sesta Mostra degli Impressionisti (1881) dove il nudo di Suzanne “la donna che cuce” cm. 115x80, accende l’entusiasmo di un famoso critico: Joris-Karl Huysmans. Gaugun invece abbandona gli impressionisti. La ricerca lo porta in Bretagna a Pont-Aven, poi nella Martinica, ancora a Pont-Aven ed ad Arles dove vuole fondare una comunità di artisti insieme a Van Gogh. Rompe quel sodalizio. Nel 1891 lascia Marsiglia per Tahiti.(Papeete) Ha un incarico della Pubblica Istruzione. Invece di assecondare le autorità locali entra in feroce contrasto. Una pesante multa il risultato. Pagata direttamente all’Erario francese – altro schiaffo alle autorità locali - mediante un bonifico ordinato telegraficamente. Abbandona la becera comunità francese e si apparta a Hiva Oa circondato solo dalla popolazione indigena ma assecondato da una comunità di artisti che sono accorsi al suo seguito. E’ il periodo della Maison du plaisir (Casa di piacere) dalla scritta che campeggia sulla sua casa L’8 maggio 1903 l’annuncio della morte. Il vescovo Martin, capo della diocesi cattolica di Tahiti interviene pesantemente, fa bruciare oltre 300 tele da lui giudicate blasfeme, la volta dipinta del Capannone, (la cappella Sistina della Modernità) ed ordina che il corpo dell’artista sia sepolto in terra sconsacrata. Gauguin aveva dipinti santi buddisti, madonne tahitiane e “cristi” ocra, anticipando di oltre un secolo quello che l’odierna ecclesia tenta di fare solo ora per dare un carattere ecumenico, universale al “messaggio”. (Gal)
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