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Roma, 22 luglio ’10 (Fuoritutto) Rischia una condanna penale per stupro chi costringe la propria consorte a subire rapporti sessuali ‘contro natura’. Il monito, arriva dalla III sezione penale della Corte di Cassazione, che lo scorso15 luglio con la ‘tanto discussa’ sentenza n. 27587/2010, ha confermato la condanna inflitta ad un 49enne dalla Corte d’appello di Salerno
ritenendolo responsabile di aver imposto, anche picchiandola, rapporti sessuali ‘particolari’alla propria moglie, nell’ambito di una "situazione familiare degradata e conflittuale che aveva portato alla separazione coniugale e ad una grave debilitazione psicofisica della donna" la quale, aveva denunciato l’accaduto. A nulla è valsa la difesa dell’imputato, secondo il quale, quel genere di rapporti erano stati sempre accettati da lei anche prima del matrimonio, come hanno rilevato gli stessi ermellini "l’uomo aveva ammesso che tali rapporti erano stati attuati dalla coppia anche prima del matrimonio, ma ciò, secondo i giudici di merito, non valeva a giustificare la condotta prevaricatrice, quando era sopraggiunto il dissenso della moglie, implicitamente da lui confermato, quando ha dichiarato che la stessa aveva abbandonato il letto coniugale andando a dormire in un’altra stanza sul divano o a terra, avvolgendosi in una coperta". Invero, i giudici di Piazza Cavour, nella ricostruzione dei fatti hanno evidenziato, come la moglie, abbia inizialmente, accettato di avere rapporti 'non convenzionali' con il partner ma poi, quando aveva iniziato a negarli, il marito l'aveva costretta a subirli ancora ricorrendo anche a minacce. Tuttavia, i giudici della Suprema Corte hanno rilevato come il semplice fatto che la donna abbia inizialmente acconsentito, non vale a giustificare la condotta prevaricatrice quando è sopraggiunto il dissenso della stessa, che, peraltro è stato "implicitamente da lui confermato quando ha dichiarato che la moglie aveva abbandonato il letto coniugale andando a dormire in un'altra stanza sul divano o a terra, avvolgendosi in una coperta". Tanto basta, secondo Piazza Cavour, per ritenere che sussistano "specifici e concreti elementi comprovanti la sua responsabilità". (Angela Arena)
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