| LIBIA: LA FINE DEL CONFLITTO SI AVVICINA |
|
|
|
Qualora la città non si arrenda entro sabato e dia inizio ai negoziati, le forze del Comitato Nazionale di Transizione (CNT) la attaccheranno. L’annuncio è stato diramato il giorno dopo la fuga di alcuni familiari di Gheddafi in Algeria, che tuttora si rifiuta di riconoscere il CNT. Che l’epilogo sembri vicino è confermato da molti segnali sul campo. Tripoli ha ricominciato a vivere, seppur con alcune difficoltà dal punto di vista dell’approvvigionamento idrico ed elettrico. Le banche hanno riaperto gli sportelli rendendo possibile agli abitanti della città il prelievo dei propri averi. Prelievi che si sono svolti in maniera tranquilla ed ordinata, malgrado le lunghe file d’attesa. Nella rinominata Piazza dei Martiri, l’ex Piazza Verde, la folla è pacifica e le forze di sicurezza ribelli sono difficili da trovare visto che la necessità di una loro presenza non sussiste. Addirittura, c’è chi paventa lo smantellamento dei checkpoint della città data la calma che vige. Questi sono certamente segnali incoraggianti che però non dovrebbero far cantar vittoria al CNT. Come ci ha insegnato l’Iraq, è possibile che in qualsiasi momento la tranquillità apparente possa venir scossa da attacchi efferati di tipo terroristico guidati da ex membri del regime o simpatizzanti di questo. Sicuramente è un’eventualità che nessuno vuole che si avveri, però sarebbe da ingenui pensare che una guerra civile così cruenta, durata sei lunghi mesi, finisca dall’oggi al domani. Il cammino che attende la futura Libia è certamente un cammino di riconciliazione nazionale che può incappare in incidenti di percorso.. Il rischio è che, un Gheddafi alla macchia, con ingenti risorse economiche, possa render cara la propria pelle e aprire piccole parentesi di inferno nell’appena ritrovata tranquillità libica. Proprio per questo motivo i ribelli libici sono alla sua ricerca e si sono detti pronti a scovarlo vivo o morto che sia. Le informazioni che indicano Gheddafi all’interno della sua città natale di Sirte hanno fatto sì che le attenzioni dei ribelli siano tutte rivolte verso questo obiettivo. Tuttavia, non è possibile dimenticarsi che Gheddafi è riuscito più volte nella sua vita ad eludere i propri inseguitori, ultimo esempio lampante è certamente quello della presa di Tripoli dove l’ex leader è riuscito a dileguarsi. Un Gheddafi scomparso può essere molto destabilizzante per la nuova Libia, sia il raìs che i ribelli lo sanno alla perfezione. Sebbene il destino dell’ormai caduto leader libico abbia attirato le attenzioni e le preoccupazioni di gran parte dei protagonisti della guerra libica, vi sono altri timori che aleggiano nell’aria. I dubbi che gli arsenali di armi chimiche e convenzionali di Gheddafi siano venduti ai migliori offerenti sul mercato nero hanno trovato le prime conferme. Infatti, secondo fonti dell’intelligence statunitense, missili contraerei portatili di fabbricazione sovietica SA-7 si trovano in vendita sul mercato nero del Mali, uno dei paesi nel quale Al Qaeda nel Maghreb si rifornisce. Una simile arma potrebbe essere utilizzata per attentati contro aerei militari ma, soprattutto, aerei di linea civili. Per scongiurare una simile vendita l’intelligence è all’opera e non si esclude addirittura che gli Stati Uniti possano comprare direttamente queste armi, cosa per altro già avvenuta per l’Iraq e l’Afghanistan. Infine, per quanto concerne l’ambito economico possiamo notare già da questi giorni che il motto imperante è «business as usual». Pochi giorni fa ENI ha concluso un accordo col CNT col quale prevede di vendere benzina e gasolio in cambio di parte della produzione petrolifera futura, la quale si stima ripartirà tra circa sei mesi/un anno. Questo dato non deve certo confortare un Paese come l’Italia che aveva, prima della deflagrazione del conflitto, un alto interscambio commerciale col regime di Gheddafi. Infatti, la Francia non è certo rimasta a guardare. Fautrice dell’intervento militare in Libia - mentre il nostro governo ondeggiava tra un non interventismo e un invito al dialogo - adesso è intenzionata a raccogliere i frutti che in futuro cadranno dall’“albero libico”. Primi fra tutti gli appalti per la ricostruzione, ma non solo. Sembra che EADS, Areva, Alcatel-Lucent e Total abbiano firmato un ammontare di contratti pari a 28 miliardi di dollari già poco dopo lo scoppio delle ostilità tra ribelli e lealisti. Mentre l’Italia ha in ballo 25 miliardi di cui, però, ben 20 da parte di ENI e i restanti 5 divisi tra Selex, Ansaldo STS e Impregilo. Se tutto ciò non bastasse, l’Eliseo è pronto anche ad effettuare un vero e proprio tackle nei confronti di Roma dal punto di vista politico e diplomatico. La notizia di alcuni giorni fa, secondo la quale Parigi è pronta ad ospitare una conferenza dei Paesi “amici della Libia”, non può certo passare inosservata. A questo punto sembra che ci sia da chiedere soltanto una cosa: Farnesina, se ci sei, batti un colpo. (Feb) |



Qualora la città non si arrenda entro sabato e dia inizio ai negoziati, le forze del Comitato Nazionale di Transizione (CNT) la attaccheranno. L’annuncio è stato diramato il giorno dopo la fuga di alcuni familiari di Gheddafi in Algeria, che tuttora si rifiuta di riconoscere il CNT. Che l’epilogo sembri vicino è confermato da molti segnali sul campo.


