| “QUESTA STORIA QUA”, RITRATTO INEDITO DI VASCO ROSSI |
|
|
|
Roma, 8 settembre ’11 (Fuoritutto) Le note di “Anima fragile” ad introdurre “Questa storia qua”, documentario sulla vita del rocker di Zocca, Vasco Rossi, diretto da Alessandro Paris e Sibylle Righetti, presentato in anteprima alla 68esima Mostra del Cinema di Venezia e proiettato in contemporanea in 200 sale cinematografiche italiane.
Ci si commuove subito, mentre la voce narrante del cantautore ricorda il padre scomparso. E da qui, la pellicola continua in un crescendo di emozioni. E’lo stesso Vasco a parlare, a raccontare, a descrivere la sua infanzia umile, ma ricca di amore e di affetto attinto da una famiglia semplice, un padre camionista, una madre casalinga, che regala un goloso aneddoto su uno dei capolavori del rocker, “Albachiara”, il cui testo fu ispirato da una ragazzina che Vasco osservava dalla finestra. Materiali inediti, foto, video d’epoca, generosamente donati dagli amici storici del Blasco, tutti presenti nel film a testimoniare lati del carattere di Vasco inaspettati e curiosi. Le origini di una carriera strepitosa, che parte dalla vittoria, a soli 12 anni, ad un concorso canoro, “L’Usignolo d’Oro”, passa per l’esperienza dei “Little Boys” poi ribattezzati “Killer”, fino all’attività di dj a Punto Radio, fondata dal rocker insieme ad alcuni amici, tra i quali Marco Gherardi. Ma è Gaetano Curreri, attuale leader degli Stadio a convincerlo a tentare la carriera di cantautore, carriera che inizia fulminea e subisce uno stop solo in occasione dell’arresto del cantautore, nel 1984, per detenzione di sostanze stupefacenti, Vasco resta oltre 20 giorni in carcere a Pesaro, 5 li sconta in isolamento, “salvato solo da un libro di fantascienza”. C’è tutto nel documentario dei due giovani registi, anche un capitolo sull’amicizia di Vasco con il suo chitarrista Massimo Riva, è il rocker stesso a parlare dell’amico scomparso per un’overdose di eroina nel 1999, di come lo abbia ripreso a suonare dopo il suo “tradimento”, quando il chitarrista lo abbandonò per tentare la carriera da solista. E poi, onnipresente Zocca, il paesino dove Vasco è nato e cresciuto ed è proprio qui che la pellicola mostra i suoi caratteri documentaristici peculiari e la ricostruzione storico-sociale si fa precisa e appassionante e svela un’Italia di provincia di cui si ha nostalgia. Vasco a Venezia non c’era, assente per i noti motivi di salute, ma ha salutato il pubblico attraverso un audio messaggio, dove ha definito il documentario “poetico”. Ed ha omaggiato i suoi fan con una canzone inedita, “I Soliti”, che chiude la pellicola. (Rita Parisi) |



Roma, 8 settembre ’11 (Fuoritutto) Le note di “Anima fragile” ad introdurre “Questa storia qua”, documentario sulla vita del rocker di Zocca, Vasco Rossi, diretto da Alessandro Paris e Sibylle Righetti, presentato in anteprima alla 68esima Mostra del Cinema di Venezia e proiettato in contemporanea in 200 sale cinematografiche italiane.
Ci si commuove subito, mentre la voce narrante del cantautore ricorda il padre scomparso. E da qui, la pellicola continua in un crescendo di emozioni. E’lo stesso Vasco a parlare, a raccontare, a descrivere la sua infanzia umile, ma ricca di amore e di affetto attinto da una famiglia semplice, un padre camionista, una madre casalinga, che regala un goloso aneddoto su uno dei capolavori del rocker, “Albachiara”, il cui testo fu ispirato da una ragazzina che Vasco osservava dalla finestra. Materiali inediti, foto, video d’epoca, generosamente donati dagli amici storici del Blasco, tutti presenti nel film a testimoniare lati del carattere di Vasco inaspettati e curiosi. Le origini di una carriera strepitosa, che parte dalla vittoria, a soli 12 anni, ad un concorso canoro, “L’Usignolo d’Oro”, passa per l’esperienza dei “Little Boys” poi ribattezzati “Killer”, fino all’attività di dj a Punto Radio, fondata dal rocker insieme ad alcuni amici, tra i quali Marco Gherardi. Ma è Gaetano Curreri, attuale leader degli Stadio a convincerlo a tentare la carriera di cantautore, carriera che inizia fulminea e subisce uno stop solo in occasione dell’arresto del cantautore, nel 1984, per detenzione di sostanze stupefacenti, Vasco resta oltre 20 giorni in carcere a Pesaro, 5 li sconta in isolamento, “salvato solo da un libro di fantascienza”.


