brienza arteDa qualche anno Brienza, già dichiarata 'Città' con D.P.R. 07/11/2005, si è ulteriormente fregiata anche dello specifico titolo di 'Città d'Arte' (L.R. 23/2008). Come mai questi due alti riconoscimenti? Cosa nasconde una piccola comunità di poco più di quattromila abitanti posta sul dorsale dell’Appennino Campano- Lucano?
Nasconde semplicemente di aver dato i natali a personaggi famosi e di custodire pregevoli opere d’arte oltre a mantenere intatta la conformazione medioevale della sua millenaria Rocca, del Castello e delle chiese del XIII secolo.
Sarebbe lungo citare i nomi di tutte le personalità che a partire dalla fine, del Settecento e fino ai nostri giorni, hanno “illuminato” e arricchito con il loro sapere le varie scienze dello scibile umano (Mario Pagano, Luigi Ferrarese, Cataldo Iannelli, Francesco Saverio Bruno, Luigi e Domenico Giampietro, ecc...)
Come abbastanza lungo è l’elenco dei pittori e degli scultori autori delle opere d’arte presenti sul posto (Luca Giordano, Silvestro Buono, il Pietrafesa, Nicola Pecchenedda, Giacomo Colombo, Achille D’Orsi,  ecc…).
Non vi sono solo opere sei-settecentesche, ma tra i reperti più antichi (preziosi e rari) si possono citare il fonte battesimale di epoca normanna e coevi busti di Madonne, tele e affreschi di poco più tardi.
Ma ciò che stupisce e scoprire che fra dipinti ad olio (tele e tavole) e affreschi sono presenti in Brienza sei opere rappresentanti la “Deposizione” o diversamente chiamata: Calata del Cristo dalla Croce, Pietà….
Si tratta di rappresentazioni sacre di struggente realismo, che si inseriscono nel filone iconografico della plurisecolare tradizione popolare devozionale cristiana che figurativamente ricostruiscono l’epilogo della passione di Cristo. In particolare reinterpretano, quella immane tragedia che tra la calata dalla croce del corpo di Cristo e la sua deposizione nel sepolcro, alludono parallelamente, anche alla passione della Madonna sua madre: il dramma nel dramma, la dolorosa sopravvivenza di una mamma alla tragica morte del proprio figlio.
Le varie scene rappresentate dalle sei opere burgentine sono pregne di aria cupa e di coinvolgente mestizia a cui concorrono non solo la croce spoglia dell’Uomo tra le braccia della madre, e delle sue vesti, ma in modo quasi teatrale le varie figure: la Maddalena, i Santi e gli Evangelisti, Giuseppe d’Arimatea, Giovanni che se a stento contengono le emozioni lasciano tutti comunque trapelare le proprie intime sofferenze.
Affreschi, tele e tavole a olio che si presentano ricche di richiami alle tradizioni evangeliche e i cui racconti non si discostano affatto, anzi sono del tutto allineati ai dettami del passato concilio tridentino.
Sei opere di cui per due si sconosce la paternità ma databili inizi Settecento, per le altre invece si ringrazia ora per allora la mano del maestro napoletano Silvestro Buono (XVI secolo), di Nicola Pecchenedda di Polla (1784), e due del burgentino don Leonardo Giampietro (metà XVIII secolo).
Alle numerose opere d’arte, Brienza vanta un panorama mozzafiato, sia con la neve che ammanta la Rocca facendola sembrare un presepe vivente, sia con i colori e gli odori dei biancospini e delle ginestre, che tra la primavera e l’estate ricoprono le valli e le montagne circostanti.
(Antonio Parente)

 

 

 

santuario ss crocifisso

Santuario SS.Crocifisso - (anonimo) 1733 –

Affresco: il compianto sulle spoglie di Gesù deposto

altare sm assunta

Chiesa Santa Maria Assunta -

Dipinto su tavola - anonimo 1773 rest. 1854

dipinto chiesa annunziata

Chiesa Annunziata (XVI sec.), Dipinto su tavola -

Silvestro Buono Arco trionfale

dipinto giampietro

Leonardo Giampietro - dipinto su tavola

(trafugato dopo il terremoto del 1980)

cripta sm assunta

Chiesa Santa Maria Assunta, cripta –

Dipinto su tela - Nicola Pecchenedda 1784

affresco chiesa annunziata

Convento Annunziata 1727 Affresco - Leonardo Giampietro

 

 

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