moschea rmUn indubbio malcontento serpeggia tra i fedeli della Grande Moschea di Roma, la piu' grande d' Europa. Le lamentele principali riguardano il modo di gestire il luogo di culto e il Centro culturale islamico : diretti, da quasi vent'anni (sino al 2010-'11 come direttore, da allora come Segretario generale) dal marocchino Abdellah Redouane, nella vita quotidiana dipendente dell' Ambasciata marocchina a Roma. Negli ultimi tempi, un gruppo di fedeli ha animato una fronda anti-Redouane, capitanata dal marocchino Aziz Darif (da anni lavorante appunto nell'amministrazione della moschea). Da qui la forte reazione, nei confronti di Darif, da parte di Redouane: che, a quanto riferisce lo stesso Aziz, l'ha cacciato via dalla Moschea.
Per protesta, Darif è arrivato a scrivere una lettera di denuncia allo stesso Re del Marocco, Mohammed VI: Redouane, dice Darif, gestisce la Moschea e il Centro in modo fortemente autoritario e personalistico, e, soprattutto, privilegiando un gruppo di musulmani e sigle di associazioni a lui piu' legati, a scapito degli altri fedeli musulmani, appartenenti a varie comunità o italiani. Sembra, inoltre, che gli impiegati del Centro culturale addirittura non vengano pagati da mesi. Mentre la moschea - riferisce ancora Aziz - ha urgente bisogno di lavori di riparazioni e lavori di restauro (bagni, impianti riscaldamento, pareti con tracce d' umidità, ecc...): per i quali, però, Redouane sostiene sempre che non ci sono fondi.
Ma qual è esattamente il programma di iniziative culturali, il disegno complessivo di questo gruppo dirigente, tollerato , piu' che voluto, da chi frequenta la moschea? Non si sa bene (il sito del Centro e del luogo di culto parla, piu' che altro, delle visite che periodicamente vi compiono turisti e ragazzi delle scuole, dei corsi di lingua araba, e di quei 2 o 3 convegni che ogni anno vengono organizzati, ma per il resto si rimane sempre nel vago e nel generico): mentre la Moschea, per le funzioni e le esigenze spirituali dei fedeli, di fatto è aperta quasi esclusivamente il venerdì, giorno sacro per i musulmani. Per tutti questi motivi, s'è creato un obbiettivo malessere della maggioranza dei musulmani italiani, specie della comunità di Roma: comprendente, oltre agli immigrati dai Paesi a religione islamica (dei quali, alcuni divenuti ormai cittadini italiani), anche un 2-3% di italiani convertiti all'Islam. Attualmente, al massimo il 25% della Comunità romana frequenta la Grande Moschea , E di questo 25%, la maggior parte la frequenta solo per pregare, non per partecipare alle attivita'( ben poche) del Centro culturale.
Senza voler entrare nel merito delle questioni personali tra Redouane e Darif, è evidente - sottolineano molti fedeli in Italia - che il Segretario del Centro culturale, se non deve esser cacciato da interferenze esterne, qualunque siano, non può, però, neanche proseguire nella politica attuale: gestendo tutto in modo monarchico e autoreferenziale, e agendo, in sostanza, da emissario del Governo marocchino. A questo punto, o Redouane viene democraticamente eletto dalla Comunità (cosa che non è stata mai fatta): ma comunque non a vita, e sulla base d' un preciso programma, o quantomeno si corregge e ammette i suoi sbagli, di gestione e mediatici. Altrimenti si dimette, per non danneggiare ulteriormente l' immagine della Grande Moschea per colpa di queste polemiche, che duranno da anni .
Almeno l' 85% del mondo musulmano, e arabo, in Italia ( tra cui tante associazioni e moschee, gestite da cittadini marocchini, egiziani, algerini ,tunisini e del Bangladesh), insomma, non condivide quello che sta diventando sempre piu' lo strapotere di Reduoane; questo è ancor piu' comprensibile tenedo presente che la quasi totalità di questo 85% oggi vive la religione in modo laico e aperto alla società civile: Non si può - sottolineano - delegare una persona che ricopre un ruolo amministrativo, dipendente d' un' Ambasciata, a parlare e decidere a nome dell' Islam italiano, a stabilire chi e' rappresentativo e chi no, chi e' accreditato o no dalle istituzioni italiane. La stessa Consulta per l' Islam italiano, ad esempio, e' stata sin dall'inizio un strumento che in realtà ha diviso il mondo musulmano in Italia: perchè non s' e' capito su quale base vengono scelti i suoi membri e vengono esclusi altri, pur rappresentativi e attivi a livello nazionale. Addirittura, nel primo "Think tank" musulmano in Italia, presentato recentemente alla stampa a Via dell' Umiltà, su 35 membri una quindicina è composta da marocchini e amici di Redouane, che frequentano lo stesso centro culturale islamico.
In sintesi, il Centro culturale islamico d' Italia (che è un ente, diciamo, superpubblico, riconosciuto con Decreto del Presidente della Repubblica italiana) non può continuare ad esser gestito come un'azienda privata: cosi scrive Aziz nella lettera al Re del Marocco. La maggioranza dei musulmani chiede verita' e trasparenza sulla gestione della Grande Moschea di Roma: vuol sapere perchè, contro di loro son stati eretti tutti questi muri. I musulmani italiani - che comunque hanno sbagliato a tollerare troppo a lungo questa situazione - chiedono che il Centro - com'è logico, per un organismo culturale - venga gestito in piena apertura all'esterno e in stretto rapporto col territorio della Capitale, con l'organizzazione di periodiche iniziative (da riportare, ogni anno, in un preciso programma) e la piena disponibilità, per gli utenti, di Biblioteca (che, ricorda ancora Aziz Darif, contiene fra i 30 e i 40.0000 volumi, senza che la maggior parte dei musulmani di Roma e del Lazio lo sappia), e sala conferenze; e con l' inserimento, tra i collaboratori, di almeno un 10% di italiani, e la partecipazione di personalità anche laiche, così da favorire un reciproco arricchimento spirituale. Occorre nominare, poi, anche un Direttore italiano ( non scordiamo che il Centro è un ente regolato dal diritto italiano).
C'è, insomma, nella Grande Moschea di Roma, un consistente spreco di energie, di capitali intellettuali, umani, economici. "Se si prosegue in questa malagestione", conclude Darif, "dobbiamo veramente temere per quella che è la seconda generazione di musulmani immigrati in Italia: che rischia di non avere un futuro, rischia il depauperamento spirituale e intellettuale. In fondo c'è la prospettiva dell' immiserimento, dei ghetti, della disgregazione urbana: proprio come accaduto in Francia e in altri Paesi europei, col conseguente fallimento del multiculturalismo".
(F.Fed)

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