foad aodiCol Prof. Foad Aodi, medico fisiatra, Fondatore e Presidente dell’Associazione Medici d Origine Straniera in Italia (AMSI), del Movimento internazionale UNITI PER UNIRE (U x U) e della Confederazione  Internazionale Unione Medica Euro-Mediterranea (UMEM) , direttore sanitario di un poliambulatorio internazionale e coordinatore sanitario di un gruppo di riabilitazione in Fisiatria e Ortopedia a Roma, focalizziamo le caratteristiche e il programma di questa lista.
Prof.  Foad Aodi, Lei è  stato già eletto al Direttivo dell’ Ordine dei Medici di Roma per tre mandati consecutivi (2003-2011), e nominato membro  del Consiglio Direttivo della Fondazione dell’ Ordine dei Medici di Roma (2015-2017).  L' esperienza maturata in incarichi importanti è, direi,  una delle caratteristiche dei candidati di questa lista. Lei è ricandidato nel Consiglio Direttivo quale è l'identità della Vostra lista Medici Uniti?

Le parole chiave della nostra lista, infatti, sono unità, rappresentatività, esperienza, innovazione, semplificazione,  occupazione. I nostri candidati, per il  Consiglio direttivo e Collegio dei Revisori dei Conti, sono tutti medici impegnati non solo nella professione, ma anche in campo sociale.  

Obbiettivi  davvero impegnativi: ma com'è nata la lista?

Nel 2014, ci siamo presentati con la lista unitaria con il compianto Roberto Lala ed abbiamo vinto le elezioni dell'Ordine con una lista unitaria e composta tutta di esperti della sanità romana, inoltre é  stata istituita anche la fondazione dell'Ordine dei Medici di Roma. Questa nuova lista "Medici uniti" prosegue  l'esperienza e l'accordo di allora, inserendo tutti coloro che hanno creduto nell'unità dei medici, italiani e di origine straniera e  confermando il patto che fu stretto allora, e l’accordo  concluso col compianto Lala (scomparso a settembre 2016), che è stato Presidente dell’Ordine di Roma inoltre ispondo a chi vuole definirci la "squadra dei sindacati", ricordo che i sindacati, anche in questo nostro settore, hanno naturalmente un ruolo importante, ma l'Ordine dei Medici è un'altra cosa, una realtà indipendente, a carattere essenzialmente professionale. Mentre è quantomeno singolare che certi attacchi ci arrivino da gente che ha fatto carriera proprio grazie ai sindacati.

Il vostro programma?

Questa lista anzitutto vuole: puntare all’unità della professione medica; porre al centro di tutto  la salute dei cittadini, garantendo loro la qualità delle cure;  superare la precarietà, la disoccupazione, la sottoccupazione (tutte peggiorate rispetto al 2000); combattere la tecnocrazia in sanità e la sanità “low-cost”, che non offre al cittadino tutte le necessarie garanzie.

E per la valorizzazione della professione medica?

Vogliamo  rilanciare la professione nella Capitale (il cui Ordine medico, ricordiamo, è il piu' grande d' Europa) e provincia; affermare il principio che ogni medico (così come avviene, del resto, per altre categorie professionali) ha diritto a un equo compenso, fissando quindi dei minimi tariffari;  garantire la sicurezza dei medici, combattendo il fenomeno negativo della medicina "difensiva", mediante un nuovo clima di collaborazione tra medici e pazienti. Vogliamo anche creare un referente della professione in ogni struttura sanitaria, e  garantire il riconoscimento delle discipline mediche non specialistiche. Inoltre, rivitalizzare l' Ordine dei Medici, che dev' essere più presente sul territorio (questo, sviluppando anche i servizi "online" , e ogni canale utile a potenziare i rapporti medici-cittadinanza). L'Ordine , poi, deve senz'altro  potenziare i corsi d'aggiornamento professionale , coi crediti ECM, per gli iscritti: anche su temi nuovi, come le patologie emergenti,  ad esempio tra gli immigrati.  

L'immigrazione, appunto: le  associazioni che sostengono la vostra lista, e molti di voi personalmente,  da anni se ne occupano. Cosa possiamo dire ai cittadini su questi temi?

Anzitutto che non si può parlare - come fanno, irresponsabilmente, certe forze politiche -  diun'invasione extracomunitaria; la percentuale complessiva degli immigrati extracomunitari, oggi in Italia, è pari all' 8% della popolazione. Poi, che non è vero che gli immigrati diffondano chissà quali pericolose malattie;  l'esperienza d'un quindicennio di ambulatori per stranieri che abbiamo realizzato , con l'AMSI,  presso le ASL Rm 1,4 e 5 dimostra che spesso, anzi, gli immigrati si ammalano qui in Italia, per gli obbiettivi disagi che devono affrontare. Con questo, non facciamo discorsi da buonismo ipocrita, sappiamo bene che l'immigrazione pone problemi complessi. Ma questi vanno affrontati  con responsabilità e lungimiranza: combattendo i flussi gestiti dai "trafficanti di uomini" e programmando il piu' possibile gli accessi annuali degli immigrati in Italia, mediante precisi accordi coi Paesi d'origine.  Ricordo che molti immigrati sono in possesso di qualificati titoli di studio; e che in Italia, oggi, operano ben 18.500 medici d'origine straniera (500.000 in tutta Europa). Bisogna, chiaramente, programmare il numero di medici e altri  professionisti della sanità di cui abbiamo bisogno facendo anzitutto un censimento preciso delle professioni sanitarie in Italia (questo vale anche per il problema della carenza, da qui ai prossimi anni, di medici delle strutture pubbliche che molti dei quali andranno in pensione).

Questo censimento,  suppongo, anche per combattere disoccupazione e sottoccupazione dei medici italiani?

Anzitutto per questo, come AMSI lo diciamo da anni:  vogliamo far sì che domanda e offerta di professioni, nella sanità,  s'incontrino meglio. Già ora,  con la  nostra rete di  sportelli AMSI- UxU-UMEM, registriamo diverse richieste di medici da parte di Paesi come Francia, Germania, Belgio, Arabia saudita e Qatar; e, all' opposto, la disponibilità di tanti medici italiani a lavorare all'estero. Ma vogliamo potenziare tutte queste possibilità d'incontro anzitutto in Italia.
Ricordiamo di avere eseguito più di 70 missioni all'estero e operati più di 4500 bambini nel mondo in collaborazione con Emergenza Sorrisi.

Questo presuppone, però,  anche un miglior rapporto tra sanità pubblica e privata?

Certo, chi governa la sanità deve saper creare un raccordo tra i due mondi, che non possono stare in contrapposizione. Il cittadino dev'essere posto in condizioni di poter scegliere dove e  come curarsi.              

Il solito "Libro dei sogni", obbietteranno gli scettici

Dipende da tutti noi cercare di tradurre gradualmente in pratica questo programma; vedi, mi permetto di dire, l'impegno di  AMSI,  dal 2000 in poi,  con l’ aggiunta  di U x U e UMEM,  per  migliorare il SSN, organizzando - con regolari crediti ECM -  più di 550 convegni e congressi in 17 anni.
(F.Fed)

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