merkelForse è opportuno chiedersi se, dopo due guerre mondiali perdute, le riparazioni imposte come prima responsabile di tanto sangue versato, l’occupazione di Berlino e la divisione in due del paese, sia lecito connotare la Germania come la sola nazione titolata a rappresentare il vecchio continente fra i grandi del mondo della presente epoca.
E’ infatti notizia che Angela Merkel ha dichiarato la disponibilità del suo governo, congiuntamente con le potenze nucleari e titolari del diritto di veto permanente all’Onu (Cina, Russia, Usa, Gran Bretagna e Francia), ad intraprendere una iniziativa diplomatica per il superamento delle gravi tensioni con la Corea del Nord e soprattutto per disinnescare il rischio di un conflitto nucleare.
Con eccelsa scelta diplomatica di luogo e di tempo, la Cancelliere ha sottolineato semplicemente l’opportunità di ripetere il modello di negoziato con l’Iran in tema di politica nucleare ed il suo felice esito anche grazie al contributo diplomatico della Germania, ufficiale partecipante della missione.
Il cerchio si chiude ed a questo punto si può arguire che proprio il paese portava la maggior dose di responsabilità di sanguinosi conflitti, in una ricerca instancabile di egemonia europea, è riuscita a raggiungere tale traguardo proprio dopo un sessantennio di sforzi continui per la costruzione di una unione politica europea.
In apparenza, non c’è altro che compiacersi se, per giungere alla supremazia, il corso della storia abbia seguito più la via dell’accordo e del superamento delle barriere nazionali che quella dello scontro armato.
E’ opportuno tuttavia chiedersi se il quadro d’insieme corrisponda ad un progetto, l’Unione europea, che si proponeva la traduzione europea del modello nord americano, appunto denominato gli Stati Uniti d’Europa, corrisponda ai presupposti di un modello federale o ne sia piuttosto l’antitesi.
Se precisamente, nel perseguimento formale di tale unità non occorra invece chiedersi siano prevalsi criteri ed accordi rispettosi della parità degli stati oppure propedeutici alla supremazia di taluni e d alla subalternità per altri.
Con la deludente constatazione che le cessioni di sovranità che i paesi aderenti all’Unione hanno scelto di accettare, possano configurare, invece del potenziamento autentico di un modello federale, un sistema di stati in rapporto gerarchico che ne rappresenterebbe comunque la contraddizione.
(Sorti)

Condividi questo articolo

Submit to FacebookSubmit to Google PlusSubmit to TwitterSubmit to LinkedIn