Roma - Un sogno, un’aspirazione, un inspiegabile anelito di andare verso un elemento ignoto che però irresistibilmente attira e che diverrà unica ragione di esistenza. E’ una perenne, ma persino tranquilla inquietudine nell’attesa di riuscire nell’intento - il vedere il mare - che si snoda con una tensione lirica e onirica insieme, quella del giovane protagonista del romanzo “Bastardia” di Hélia Correia (Caravan Edizioni).

La nota scrittrice portoghese - vincitrice nel 2001 del Premio Pen Club con il suo “Lillias Fraser” - mette infatti al centro di questo racconto avvolgente e sospeso nel tempo, un ragazzo della provincia lusitana povera e profonda, i cui natali incredibilmente fantastici, quando scoperti, lo faranno sempre pensare e, alfine muovere verso quegli orizzonti sconosciuti.
Il giovane Moisés, che vive in un villaggio dell’entroterra che sperimenta da secoli la durezza della vita, protetto da una madre sempre preoccupata ma consapevole del mistero collegato alla sua maternità, deciderà dunque di andar via dal paese pur di andare altrove. L’occasione è lavorare dallo zio, in una località diversa e lontana, dove spera di avvicinarsi ad un mondo mai visto e ora vagheggiato. Nella nuova cittadina, tra umili mansioni da svolgere, circondato da parenti e pari grado, ma soprattutto viaggiatori ed avventori, la sua aspirazione non farà che accrescersi…
Correia riesce a delineare nitidamente i tratti di un mondo reale, ma avvolgendolo e permeandolo di una dimensione magica. La vita quotidiana e una realtà quasi desolata e immutabile vengono però quasi derubricate e rese più accettabili - tra volontarismo e speranza, impegno e saggezza popolare, superstizione ed ataviche credenze - per chi ha comunque un obiettivo. Ed anche, e soprattutto, per quei sognatori che anelano all’impalpabile e l’ignoto come Moisés.
(Roberto Pagano)

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