giustizia sfigata“La giustizia degli sfigati”, dei poveri cristi che, presi nelle maglie d’un sistema giudiziario lento e, per molti aspetti,  farraginoso come il nostro, rischiano spesso di finire stritolati. Questo il tema del confronto tra giornalisti e operatori legali che s’è svolto a Roma, presso la redazione di “Ingiustizia-La Parola al Popolo”: periodico centrato proprio sui temi della giustizia e dei diritti-doveri del cittadino , nato, più di trent’anni fa, come testata di quartiere cui collaboravano giovani delle più varie posizioni, uniti dalla volontà di fare qualcosa di nuovo.
“Proprio il diritto del cittadino a ricevere un  risarcimento monetario nei casi di errore giudiziario -  ha ricordato  l’avvocato Romolo Reboa, fondatore e direttore della testata - è stato fortemente limitato dalle norme del 2012 modificatrici della legge Pinto del 2001 sui risarcimenti per processi dall’eccessiva durata: ora il cittadino può  avere un risarcimento solo dopo la conclusione di tutti i gradi di giudizio (se non muore prima!)”.
Il sovraffollamento delle carceri, in particolare nel Lazio, è stato al  centro d’un dibattito cui ha partecipato, tra gli altri,anche il regista Enzo G. Castellari, autore, negli anni ‘70, di polizieschi all’italiana, oggi rivalutati dalla critica, centrati sul senso di frustrazione del cittadino medio dinanzi alle lentezze della giustizia.”Il tasso di sovraffollamento nelle carceri italiane – ha precisato Filippo Pecorari, Garante dei diritti dei detenuti per Roma – è del 48%, e, nel Lazio,  per  la metà degli istituti penali questo tasso è  addirittura superiore al 50. Se aggiungiamo che, a livello nazionale, il personale di vigilanza nelle carceri è carente di ben 8.000 unità, e che addirittura dal 1989 non viene bandito un concorso per il personale amministrativo, ne esce un quadro davvero preoccupante. Con una situazione del genere, negli ultimi anni s’è preferito ampliare ancora il ricorso alle pene detentive, anche per reati che non destano particolare allarme sociale. Quando la carcerazione, in realtà, andrebbe vista dai giudici come l’ “extrema ratio” per la punizione del reo, sull’esempio dei Paesi più avanzati; e le statistiche ci dicono che il tasso di recidività nel delinquere crolla addirittura all’1%, se si prevedono pene alternative al carcere, a maggior ragione se permettono l’inserimento del reo in programmi di formazione professionale, o in vere e proprie attività produttive”.
Annalisa Chirico, collaboratrice di “Panorama”, ha presentato il suo libro “Condannati preventivi” (Rubbettino, Cosenza, 2012), centrato sulla piaga della carcerazione preventiva (“ben il 40% dei detenuti italiani è in attesa di giudizio definitivo, e circa la metà di questi risulterà innocente”). Dal caso storico di Enzo Tortora a quello, non così noto ma ugualmente sconcertante, d’una badante rumena che, ritenuta responsabile della morte dell’anziana cui accudiva, ai Castelli Romani, s’è fatta tre anni di carcere: salvo poi scoprire che la signora era morta d’infarto. Gianni Dell’ Aiuto, avvocato penalista, ha parlato del suo libro “Cronache da ultima pagina” (Guida ed., 2009) emblematica  raccolta di casi di malagiustizia (“Avrei voluto scrivere che queste storie sono di pura fantasia, e invece, purtroppo, son tutti fatti veri”). Elena Valente, figlia d’un imprenditore fallito e accusato di sottrazione illecita di danaro, detenuto e ora in regime di arresti domiciliari in condizioni particolarmente dure ( può parlare solo col figlio, ma non con la figlia), ha portatola sua personale, toccante testimonianza.
( F. Fed )                

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