renzi famL’intercettazione del colloquio telefonico di Matteo Renzi con il padre Tiziano, per la divulgazione che ne è scaturita, sta suscitando un ventaglio di interpretazioni, sia già raccolte sia quelle future , che non approderà mai ad una conclusione unanime.
Non sarà mai accertato nemmeno se le parole di Matteo Renzi, anzi la sua stessa intenzione di telefonare al proprio padre, muovevano dal retro pensiero della loro possibile registrazione da parte degli organi a ciò preposti.
Ogni valutazione, per quanto suffragabile nei suoi (innumerevoli) presupposti, avrà certo la sua speculare interpretazione esattamente opposta.
E’ tuttavia legittima la congettura che Matteo Renzi, nel concatenare le sue filiali esortazioni al padre, si sia ispirato ad una impostazione logica basata su un calcolo algebrico del massimo vantaggio (o del minimo danno) ottenibile per la salvaguardia del suo futuro politico ed assai meno delle condizioni più convenienti per il destino penale del padre.
La separatezza del loro futuro, impone al padre, prima felice nella sua senilità, ma poi travolto dalla luce riflessa del potere del figlio, di puntare, con una scelta di confessione e di verità, a riscattare il suo smarrito cammino ma soprattutto minimizzi il nocumento al futuro politico del figlio.
Infatti, non appena tale colloquio viene pubblicizzato, la scelta di Matteo appare, quasi con esultanza, finalizzata a sottolineare la linearità del proprio contegno e la solidità dei suoi principi morali.
La salvezza politica sua, immediatamente recepita dai dirigenti della sua parte politica e pure da cospicua parte dell’universo mediatico (anche obliterando i non pochi elementi oscuri della vicenda Consip emersi dallo stesso colloquio dei due familiari) sovrasta l’annichilimento definitivo del padre quasi piegato a far risaltare le virtù del figlio.
Tutto il quadro di corruzione che figlio e padre Renzi si sono trovati ad affrontare, nell’inconscio collettivo, viene riguardato come fatto minore e ridotto a premessa specificamente finalizzata “ad maiorem gloriam” del segretario del Pd.
Nel chiaro tentativo, già in corso, di criminalizzare l’ intercettazione stessa, è inevitabile l’emergere di una visione di un cinismo senza eguali, pienamente meritevole dell’eredità machiavellica e della giustificazione di ogni mezzo per il raggiungimento del fine.
Forse “il maleducato di talento” (copyright di Ferruccio De Bortoli) ha toccato, in questa difficilissima circostanza, dopo la presa di potere del febbraio2014, la sua seconda grande performance.
Poco o molto che sia, è questo il ritratto che, “sic stantibus rebus”, sembra di poter desumere dalle tante ipotesi che tuttora proseguono a sommergerci in questi giorni di incipiente calura estiva 2017.
(Sorti)

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