abbraccio pisapia boschiL’analisi del gesto di ostentata affettuosità per Maria Elena Boschi, ha costretto il suo autore, l’ex primo cittadino di Milano, Giuliano Pisapia, a dare motivazioni politiche giustificative che, fatalmente, non potranno comunque corrispondere al loro intento primario.
Perché l’emotività dell’atto di circondare le spalle di una esponente molto significativa del Pd era il confluire simultaneo dell’arco contraddittorio di sentimenti e di presupposti ideologici che ispirano, dall’inizio, la sua iniziativa politica.
L’algebra dell’operazione avrebbe dovuto trovare una sua momentanea ma anche risolutiva formula di una equazione che, per l’elevato numero di incognite, in realtà non ne possiede alcuna.
Una affascinante signora, per il suo misto di potere certamente non ancora trascorso, ma protesa comunque a riprenderlo, poteva, nell’intuizione pubblica del momento dell’intraprendente ex sindaco, prestarsi ad uno speculare meccanismo emotivo di finalità corrispondenti.
Meccanismo, per la signora Boschi, senza alcun prezzo politico, per un atto la cui responsabilità era chiaramente altrui, ma tuttavia finalizzato a rispettive singole ambizioni, in un crogiuolo di tentata cospirazione degli opposti.
Nessuno scrupolo, per un atto che limava ogni asperità nel simboleggiare come realistico soppesare il Pd, per la resurrezione del Centro sinistra, come un tutt’uno inscindibile.
Che poi, per opinione diffusa, non tutti nel Pd ed ancor più nel suo gruppo secessionista, siano disponibili all’accoglienza indiscriminata nel nuovo centro sinistra anche degli esponenti democratici, come appunto la Boschi. indiscutibili registi di un percorso politico, che ha provocato fatalmente la divisione del partito stesso.
Il quadro politico complessivo, appare evidentemente ostativo alla resurrezione di un centro sinistra, riconducibile, più o meno, all’esperienza, non sempre lusinghiera, dei governi del lungo quarantennio post bellico.
E’ inevitabile, d’altra parte, che tutte le fazioni in campo, assumano coscientemente ipotesi di svolta politica, istituzionale e sociale, stabilendo nuovi confini, avulsi teoricamente da apriorismi ideologici, ma tutt’altro che refrattari alla vendicatività di atti, fatti e scelte di cui, per umano sentire, le responsabilità sono sempre altrui.
Quando cioè Sigmund Freud, fa clandestinamente capolino, nel dirimere o confondere il confronto politico.
Immune può esserne Pisapia, per la sua estraneità alla scelta secessionista, ma assai meno i suoi interlocutori, protagonisti diretti di tale divorzio e la coscienza di ciò doveva suggerire la cautela.
L’episodio, in sé innocente ma psicologicamente deflagrante, ha scosso umanamente gli equilibri emotivi che si confrontano in un percorso politico e ne contaminano i suoi significati politici essenziali.
Solo più in là nel tempo, le galanterie più o meno palesi di dissimulazione, appariranno come meritano di essere, alla stregua di convenevoli con carattere sostitutivo della povertà, o della confusione, delle idee.
(Sorti)

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