macron L’idra, il mostruoso serpente dalle molte teste della mitologia greco romana, è ritornato nel lago salato del Mediterraneo. Esso, ricordiamo possedeva molte teste ciascuna delle quali era il simbolo della cattiveria umana che, pur se improvvisamente mozzata, aveva la prerogativa di rinascere.
Il serpente era dunque immortale e registrava il ritorno fatale di tutti vizi e le tentazioni umane ed il loro perenne ritorno.
Come accade proprio ora nel ritrovarci a fronteggiare i nostri cugini francesi in nome degli interessi nazionali, che ci illudevamo fossero estinti dopo la seconda guerra mondiale.
Il loro risorgere, proprio nel Mediterraneo, loro ambiente storico d’origine, è comunque una esperienza inattesa, per i fremiti che sembrano suscitare e che contraddicono a tutti gli sforzi effettuati per divenire, noi ed i francesi, una realtà politica unitaria compiuta.
Ma nell’asprezza dell’orgoglio ferito, sia i francesi nei loro disegni egemonici di gran parte dello spazio africano antistante al Mediterraneo, sia noi italiani nel reagire con l’orgoglio di nazione ferita, abbiamo comunque omesso di essere soprattutto consapevoli del crimine di rottura dell’idea unitaria europea.
Invece, stiamo correndo il rischio di una vertenza fra nazioni e di un potenziale conflitto diplomatico con modalità che ci riportano decenni addietro, fino a smarrirci in un labirinto di contraddizioni senza sbocchi.
La stessa appendice del cantiere navale di Saint Nazaire, è dimostrativo di mentalità che ritenevamo implicitamente archiviate.
Ma così, a prescindere da quel che scaturirà dalla vertenza in atto, sarà sconfitto un processo unitario che è il prerequisito, nelle dimensioni e nella fase della globalizzazione, di una funzione storica, a matrice europea, ancora possibile.
Questa ci pare la vera posta in gioco, non rispettando la quale, la vertenza nazionale, sarà vista con fastidio da tutti gli altri partners dell’Unione, che ne stigmatizzeranno l’approccio mercantile e nazionalista e assumeranno le loro posizioni sulla base più corrispondente alle rispettive convenienze.
Ma è indubbio che il nostro auspicio, già ampiamente compromesso da un processo unitario europeo assai distante dalle premesse federaliste, ha poche chances al proprio arco.
Fatalmente, anzi, il futuro prossimo degli equilibri mondiali non parlerà secondo il linguaggio del mondo classico, come ancora pochi decenni addietro ritenevamo sarebbe stato realisticamente possibile.
(Sorti)

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