f35La fornitura degli F-35, i velivoli militari capaci della duplice funzione di caccia e di bombardamento, è stata ufficialmente sottoposta, due giorni or sono,  da un giudizio della Corte dei conti che ne ha dato un resoconto contabilmente impietoso. La storia di questa fornitura risale al 1998 quando si aprirono i negoziati con la Lockheeed Corporation  americana (già nota in Italia per un caso precedente di corruzione che provocò addirittura le dimissioni del Capo dello Stato, Giovanni Leone).
In un primo tempo, per le altissime tecnologie di questi aerei da combattimento, fu contrattato dal Governo italiano, uno stock di 131 velivoli
E’ opportuno rilevare che, a comprova della superiorità tecnica degli F-35, altri 6 paesi della Nato aprirono trattative per forniture dell’analogo tipo di aereo.
Nel corso del tempo, tuttavia, le prestazioni effettive degli aerei si rivelarono di grado minore di quello inizialmente previsto e – in consonanza con i citati altri paesi – l’accordo del Governo italiano con la controparte americana stabilì la riduzione del numero dei velivoli, dagli iniziali 131, a 99.
Sorprendentemente tuttavia, il prezzo del singolo aereo lievitò dalla cifra unitaria per aereo da 69 a 131 milioni  di dollari , con un incremento del 38% , nonostante gli enormi ritardi dei tempi di consegna rispetto a quelli previsti (e concordati).
In aggiunta, lo rileva sempre la Corte, erano stati rilevati contributi di lavoro italiano (per produzioni di componenti ed opere di manutenzione ) assai minori del previsto che tuttavia (anche se la Corte non lo sottolinea) al beneficio del lavoro aggiunto avrebbe accompagnato il costo definitivo della fornitura.
In sintesi dunque, come la Corte precisa, il costo aggiuntivo di queste modifiche ammonta a tre miliardi complessivi che non sono certo compensati nemmeno parzialmente da un risparmio presente di 1,2 miliardi per il suo carattere solo temporaneo.
Tuttavia, il giudizio finale della Corte , forse per i suoi limiti di competenza statutari, non esita ad affermare che, nonostante le inadempienze della controparte, il contratto deve essere portato a compimento.
Al contribuente italiano non resta che notare come, particolarmente nelle forniture militari, l’incompetenza dei negoziatori italiani possa trovare una facile via d’uscita nell’auspicio che tanto le spese militari sono legate, salvo l’orribile ipotesi di congiunture belliche, ad un fatale destino di obsolescenza che tutto cancella.
E non dimentichiamo che l’incompetenza, spesso non disgiunta dalla corruzione, trova la sua sanatoria migliore nel metodo ormai secolare del ricorso alla fiscalità generale.
(Sorti)

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