legge elettorale Anche se è ormai prevedibile che la legislatura riesca ad approdare alla sua scadenza naturale, ma non escludendo una sua fine anticipata per una non del tutto improbabile crisi parlamentare (ad esempio una mancata approvazione della nuova proposta di una legge elettorale) , è comunque certo che le elezioni politiche nazionali non andranno oltre i sei mesi da oggi.
Perfettamente consapevole della circostanza, il Governo, ampiamente (ma non totalmente) echeggiato dalla stampa nazionale, predispone un suo quadro d’insieme della situazione politica ed economica del paese, in cui riesca ad emergere, economicamente, il massimo di ottimismo possibile e, politicamente, una legge elettorale di chiare ma tutt’altro che democratiche finalità.
Fissando 231 collegi uninominali (per la Camera) e 103 (per il Senato) e, in modo plurinominale, i rimanenti 399 seggi (per la Camera) e 312 (per il Senato, inclusi i 6 per l’estero), la Commissione Affari Costituzionali stabilisce, per entrambe le Camere, una soglia di sbarramento del 3% (per le liste di Partito) e del 10% (per le liste di coalizione).
Ma “in cauda venenum” (“il veleno (sta) nella coda”, n. d. r,) si stabilisce che le liste uniche, pur non raggiungendo il 3%, concorreranno (se superiori all’1%) ad essere conteggiate in favore dei candidati nei rispettivi collegi.
Lo scopo evidente, evidentemente, sta nel tentativo di isolare le liste di Grillo e di “Articolo 1” ( Movimento democratico e progressista”) per i quali l’attivazione di liste civiche, data la loro recentissima storia, oltre che ideologicamente non ortodossa, è un problema di difficile attuazione.
Resta l’interrogativo dei benefici derivanti al Partito Democratico, perché assai più vantaggiosi saranno gli apporti delle liste di destra da Forza Italia, ad Alleanza liberale, alla Lega fino a Fratelli d’Italia: tutte formazioni politiche che potranno attingere nell’area dell’ambientalismo, dell’animalismo e del centro destra, intrinsecamente attratto da tematiche sensibili a quei temi e fondamentalmente antipartito.
Una seconda ipotesi di strategia elettorale dell’attuale devesi individuare nell’ambito della ripresa economica mondiale e europea e dei progressi economici, in Italia, riconducibili essenzialmente all’aumento del Pil di quest’anno, come notizia reiterata come nuova insistentemente in ogni occasione, sia ch, in successione, ne parli il Governo, l’Ocse, il F.M.I, l’Istat.
Sul Pil, sarebbe soprattutto assai meritevole riflettere quanto sia equivoco il suo effettivo significato: basti pensare che il valore del Pil appunto come Prodotto interno “lordo”: dal cui ammontare, è opportuno ricordare, dovrebbero essere deducibili gli ammortamenti ed i costi relativi al consumo e al deperimento dei macchinari necessari per produrlo.
Ed è parallelamente prudente tener conto quanto sia deviante il ricorso a tutti i numerosi acronimi che infestano gli argomenti economici (Ocse, Sme, Uem, Def, Ue, Fmi …) con funzione sottilmente intimidatrice delle soggiogabili menti della gente profana.
“Omnia munda mundis” (“tutto è puro per i puri”, n.d.r.) racconta Alessandro Manzoni, furono le parole di fra’ Cristoforo per tacitare il guardiano del Convento che si opponeva a dar ricovero a Lucia Mondella e madre, inseguite dagli scherani (i cosiddetti “bravi”) di Don Rodrigo e dell’Innominato.
Guadagnar tempo - è la strategia del Governo - gabellando affabulazioni nel tentativo di spostare le verifiche a dopo le consultazioni elettorali, prima di Sicilia e poi nazionali.
(Sorti)

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