finmeccanicaVediamo con ordine: la Finmeccanica, del gruppo Iri, aveva recentemente acquisito, da un gruppo coreano il 66% del pacchetto azionario della francese “Stx Atlantique” storica proprietaria dei celebri cantieri navali di S. Nazaire, cittadina della Loira prospiciente l’Oceano Atlantico. Il neo eletto Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, non ha ritenuto, in base a quale motivazione o canone di diritto internazionale non si sa, che quell’acquisto dovesse essere rinegoziato, senza trovare formale contestazione dal Governo italiano.
Macron ed il premier italiano Paolo Gentiloni si sono incontrati a Lione, Francia, per affrontare la revisione del 66% sopra menzionato e l’accordo è stato raggiunto diminuendone il valore fino al 50% del Capitale sociale.
Per mantenere l’apparenza di una maggioranza e quindi il controllo di gestione il Governo francese ha concesso la fruizione provvisoria dell’1% del pacchetto francese (salito dal 33 al 50% del complessivo valore), concedendo la fruizione provvisoria di 12 anni dell’1% alla Finmeccanica per l’operatività gestionale ma con diritto di veto in capo al Governo francese, per operazioni valutate in disarmonia con gli interessi del paese d’oltralpe.
L’incomprensibilità evidente di tutta l’operazione, quanto mai costosa per Finmeccanica, non ha attivato minimamente la capacità negoziale del premier italiano che anzi ha corrisposto alle espressioni di compiacimento manifestate da Macron come sinceramente convinto.
Gentiloni è parso addirittura sensibile alla retorica del “Win Win” (“vinciamo insieme”n.d.r.) con cui Macron ha contrabbandato un grosso affare per la Francia come una vittoria comune l’esito dell’incontro che in realtà ha segnato una sconfitta economica e una caduta netta di credibilità per il nostro paese.
La nostra mente non può esimersi dal confronto di questo negoziato italo francese con quello astronomicamente più rilevante nelle sue conseguenze: quel negoziato che vide, fronte a fronte, il Presidente del consiglio Romano Prodi ed il cancelliere tedesco Helmut Kohl, primavera del ’98, nell’impegno di concordare i termini di conversione della lira con l’euro.
Allorquando, cioè, per una incredibile mancanza di concentrazione, Prodi, astutamente assecondato dal collega tedesco, sbagliò tutti i termini algebrici dell’operazione e provocò quell’incalcolabile disastro monetario (990 lire per 1 marco e quindi 1936,27 lire per un euro) i cui effetti espropriativi del nostro potere d’acquisto sono tuttora perduranti.
Errore che tuttavia rimase ed è tuttora sconosciuto nella sua abissale radicalità persino a tutti coloro che ne sono stati o sono diventati detrattori di principio della moneta unica ma non hanno mai avuto l’accortezza o la capacità di effettuare la valutazione tecnica di quella conversione.
(Sorti)

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