viscoE’ arduo comporre il quadro politico emerso dalla mozione del Pd approvata a Montecitorio, di sfiducia per il Governatore di Bankitalia, ammesso che si tratti di un quadro politico e non piuttosto uno stato confusionale del panorama parlamentare e governativo italiano. E’ infatti innegabile che la mozione di sfiducia del Pd contenesse come rilevante elemento centrale l’incapacità della Vigilanza di Bankitalia di controllare i numerosi punti critici del sistema bancario nazionale, peraltro inevitabilmente riconosciuto, non solo dai partiti politici, ma dall’universo stesso dell’opinione pubblica del paese.
E’ tuttavia parallelamente inspiegabile che, forse sedotto dalle garanzie (speriamo) solo verbali e propagandistiche circa la solidità del nostro sistema creditizio, reiteratamente asserite dal ministro Pier Carlo Padoan, responsabile del Ministero dell’economia, Renzi vi abbia dato credito e non abbia ritenuto di prendere più concretamente posizione quando aveva tutti gli strumenti istituzionali per farlo.
Renzi infatti (insieme col citato ministro Padoan) quale segretario del Pd e primo ministro per il triennio 2014 - 2016, è stato del tutto inerte sul processo di corrosione che è poi fragorosamente esploso in numerosi Istituti di credito, più o meno recentemente (Monte Paschi, Veneto banca, Banca Popolare di Vicenza, Etruria….).
Ora ci troviamo nella curiosa situazione che la nomina (o la riconferma di Visco, a termini di legge ora venuto a scadenza) del nuovo Governatore rappresenterà comunque un elemento di scontentezza per tutti, per il significato di preminenza di gruppi di potere che necessariamente assumerà.
A favore di Renzi e avverso Gentiloni, se passerà un altro nominativo, o viceversa nel caso della continuità dell’incarico a Visco.
Ma il vero punto dolente è purtroppo un altro ed ha carattere di più radicale ed inestirpabile criticità.
Che sta nella constatazione offerta dalla classe politica nazionale, di tutto l’arco parlamentare ed incluse le rivalità interne dei singoli partiti, di essere condizionata da dilemmi che attengono esclusivamente ai conflitti di potere e mai alla diversità naturale delle scelte autenticamente politiche.
L’esito stesso dei referendum di Veneto e Lombardia sono il sintomo di una scontentezza dell’elettorato ormai sempre più lontano da una classe dirigente centrale ormai del tutto insensibile ai richiami del rigore ideologico e del comportamento morale.
(Sorti)

 

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