La casa automobilistica francese continua ad affilare le armi nel competitivo segmento dei crossover e fuoristrada, affiancando a modelli ormai consolidati progetti inediti pronti a sparigliare le carte. Da un lato abbiamo la solida realtà della Renault Captur, un’auto che ha già conquistato la sua fetta di mercato; dall’altro cresce l’attesa per il Bridger, un SUV compatto dall’animo avventuroso il cui concept verrà svelato proprio nei prossimi giorni, il 10 marzo 2026.
Stile e praticità: le carte vincenti della Captur
Proposta con un prezzo di partenza di 24.400 euro, la Captur si basa sulla collaudata architettura CMF-B, la stessa che dà vita alla Clio e alla Nissan Juke. In soli 424 centimetri di lunghezza, i designer sono riusciti a condensare forme muscolose e ben bilanciate. Il frontale è caratterizzato da gruppi ottici affilati e luci diurne a freccia, mentre le fiancate modellate e il tetto spiovente conferiscono una certa dinamicità alla vettura. Il posteriore si distingue per i sottili fari a forma di “C”, anche se il lunotto di dimensioni ridotte penalizza leggermente la visuale durante le manovre.
Entrando nell’abitacolo, l’ambiente risulta moderno e curato nei dettagli. Spicca subito la plancia sviluppata su due livelli e rivolta verso chi guida, dominata da un display verticale da 10,4 pollici basato sull’eccellente sistema operativo Android Automotive. Lo spazio non manca, sia davanti che dietro, complice una chicca rara in questa categoria: il divano posteriore scorrevole di ben 16 centimetri. Un dettaglio che ottimizza la gestione del bagagliaio, sebbene si debba fare i conti con una soglia di carico un po’ scomoda, posta a 78 centimetri da terra. Tra le note dolenti figurano anche l’assenza del climatizzatore bizona persino tra gli optional e una risposta un po’ secca delle sospensioni sulle buche, specialmente se si opta per le gommature più generose.
Un motore per ogni esigenza
Sul fronte propulsori, l’offerta della Captur è davvero trasversale. La gamma si apre con il tre cilindri 1.0 turbo a benzina da 91 CV, disponibile anche in una variante bifuel a GPL che guadagna 10 cavalli ed è caldamente consigliata per dimezzare le spese dal benzinaio. Chi cerca un temperamento più vivace senza rinunciare a un’auto da famiglia può orientarsi sul 1.3 mild hybrid da 158 CV con cambio robotizzato. Per l’utilizzo prettamente urbano, invece, la versione 1.6 full hybrid non ha rivali: consuma pochissimo, viaggia spesso nella silenziosa modalità elettrica e offre la comodità del cambio automatico di serie. Dinamicamente parliamo di una vettura sicura, con una stabilità elevata e uno sterzo rapido, al netto di un ritorno al centro a volte un po’ brusco.
Verso il futuro: l’arrivo del Bridger
Mentre la Captur presidia il mercato europeo, Renault guarda con interesse alle nicchie in forte espansione a livello globale. L’attenzione mediatica è tutta rivolta al concept del nuovo Renault Bridger. Pensato e sviluppato in India, questo veicolo si preannuncia come un vero e proprio “mini Duster” destinato a competere senza filtri con fuoristrada lifestyle del calibro di Maruti Suzuki Jimny e Mahindra Thar.
Sebbene la versione di produzione non vedrà le concessionarie prima della fine del 2027 o l’inizio del 2028, le anticipazioni tratteggiano un design audace e orgogliosamente verticale. Il Bridger sfoggerà forme squadrate, un’altezza da terra importante e una presenza su strada di tutto rispetto, trovando ispirazione in vere e proprie icone come il Land Rover Defender. A rimarcare la sua vocazione off-road ci penserà la ruota di scorta montata a vista sul portellone posteriore.
Andandosi a posizionare esattamente a metà strada tra la Kiger e la futura generazione della Duster, il Bridger punterà ad attrarre un pubblico alla ricerca di un’immagine forte e avventurosa in dimensioni compatte. Sotto il cofano troverà quasi certamente posto il collaudato 1.0 turbo benzina a tre cilindri già visto sulla Kiger, capace di erogare 100 CV e 160 Nm di coppia, abbinato a un cambio manuale a cinque marce o a un automatico CVT. Per il momento le indiscrezioni puntano sulla trazione anteriore, ma i vertici dell’azienda potrebbero introdurre una variante 4×4 in un secondo momento, una mossa che trasformerebbe il Bridger in un rivale ancora più temibile per i diretti concorrenti.