Il tempo corre, e a Boulogne-Billancourt le lancette girano a ritmi diametralmente opposti a seconda del progetto che bolle in pentola. Da una parte c’è il lavoro di cesello sul core business, dominato da calcoli di mercato ed efficienza termodinamica; dall’altra c’è lo spazio per sperimentare, strizzando l’occhio a una mobilità decisamente più sognatrice. Questo dualismo in casa Renault sta per prendere la forma di due vetture che non potrebbero essere più diverse per vocazione, eppure fondamentali per tracciare la rotta dei prossimi anni: l’attesissima sesta generazione della Clio e un’insolita avventura su strada della nuova Renault 4 E-Tech.
L’addio al gasolio e il focus sull’aerodinamica
Partiamo dalle certezze, ovvero i grandi volumi. L’attuale Clio, classe 2019 e rinfrescata da un restyling un paio d’anni fa, è ormai al canto del cigno. A febbraio 2026 sbarcherà nelle concessionarie la sua erede, ma il sipario si alzerà già l’8 settembre al Salone di Monaco. Basandosi sui muletti pesantemente camuffati che macinano chilometri da mesi, il designer Avarvarii ha già tracciato un’ipotesi visiva piuttosto solida: il frontale cambia faccia, sfoggiando un cofano visivamente più muscoloso e una calandra con trama a losanghe che abbassa il baricentro visivo, richiamando direttamente il nuovo logo del marchio. Sulla fiancata la linea di cintura dei finestrini ha un andamento meno a cuneo rispetto a oggi, mentre le maniglie delle portiere posteriori restano ostinatamente annegate nel montante, per pulire la linea. Dietro spunta la classica antenna a pinna di squalo e, soprattutto, un lunotto compatto e parecchio inclinato, sormontato da un alettone generoso.
Tutta questa maniacale attenzione per fendere l’aria nel miglior modo possibile ha una spiegazione tecnica inequivocabile: la nuova Clio si vota all’ibrido, e l’efficienza diventa l’unico mantra. Mettiamoci una pietra sopra, il glorioso 1.5 dCi va in pensione. La compatta francese era rimasta l’ultimo baluardo del segmento B a concedersi il lusso del gasolio, ma le asfissianti normative europee sulle emissioni non lasciano più margini di manovra. La fine del diesel segna a tutti gli effetti la chiusura di un’era. Sotto il cofano spingerà un’evoluzione del già ottimo sistema full hybrid E-Tech, che oggi tocca quota 143 CV incrociando un 1.6 a benzina con due unità elettriche. Per gli allestimenti d’attacco ci sarà spazio per il piccolo tricilindrico 1.0 (sia aspirato da 67 CV che turbo da 91 CV), ma la trazione pura a combustione è un ricordo: sarà declinato esclusivamente con tecnologia mild-hybrid e, verosimilmente, in una variante a GPL.
Chi si aspettava una mossa azzardata, magari un’architettura a zero emissioni per battere Peugeot 208 e Opel Corsa sul loro stesso terreno, rimarrà deluso. Niente spina per la Clio. I vertici francesi hanno blindato le gerarchie interne: il ruolo di compatta cittadina 100% elettrica spetta di diritto alla nuova Renault 5 E-Tech, lasciando alla Clio il compito di presidiare il mercato termico ed elettrificato.
La tela, il sole e l’elettrone
E se la Clio bada al sodo ingegneristico, sul fronte nativo elettrico Renault si concede il lusso di ripescare lo spirito bohémien del suo passato. Mentre i tecnici affinano l’ibrido della Segmento B, un crossover decisamente più sbarazzino si è appena imbarcato in un’impresa da copertina. Parliamo della Renault 4 E-Tech nell’allestimento Plein Sud, protagonista di una traversata della Gran Bretagna da Land’s End a John O’Groats alimentata… a energia solare.
Organizzata strategicamente a cavallo del solstizio d’estate, la maratona elettrica ha in programma una tappa che sa di pellegrinaggio a Stonehenge, il monumento megalitico per eccellenza legato al culto del sole. Oltre alla suggestione paesaggistica, l’obiettivo è tangibile: dimostrare come il fotovoltaico non sia più roba da fiere di settore, ma un’infrastruttura viva che supporta comunità, imprese e progetti tecnologici su tutto il territorio britannico. Adam Wood, Managing Director di Renault UK, ha centrato il punto: a Stonehenge il sole inonda di luce il paesaggio, ma in questo caso fa molto di più, perché è letteralmente la materia prima che tiene in movimento l’auto.
Il battesimo “Plein Sud” (“pieno sud”) non è casuale: oltre a indicare l’orientamento perfetto per captare i raggi con un pannello solare nell’emisfero boreale, calza a pennello su una vettura che fa dell’apertura verso l’esterno il suo tratto distintivo. È l’unica del suo segmento a sfoggiare un tetto in tela apribile elettricamente di ben 80 x 92 cm. Una citazione colta alla vecchia R4 spartana, capace di restituire la sensazione di guida all’aria aperta senza però intaccare minimamente la capacità di carico, che a sedili abbattuti arriva all’eccellente cubatura di 1.350 litri.
Ricarica off-grid e schede tecniche
Per non restare a secco di elettroni durante il viaggio verso nord, la R4 sfrutta l’energia raccolta da installazioni fotovoltaiche lungo il percorso, ma non solo. Il team porta con sé accumulatori portatili ricaricati al sole, interfacciati con un caricabatterie trifase intelligente Easee Charge Pro. Un bel banco di prova per il powertrain della vettura, che accoppia una batteria da 52 kWh a un motore elettrico da 150 CV. La casa dichiara un’autonomia nel ciclo WLTP fino a 242 miglia (poco meno di 390 chilometri), e quando la corrente scarseggia, l’architettura supporta la ricarica rapida in corrente continua a 100 kW, roba da passare dal 15% all’80% in appena una mezz’oretta.
Disponibile Oltremanica nei ricchi allestimenti techno+ e iconic+, con un listino che attacca a 27.445 sterline (già decurtato degli incentivi statali inglesi), la Plein Sud è il lato giocoso e sfacciatamente moderno dell’offerta Renault. In attesa di scoprire i dati raccolti dal viaggio a zero emissioni, il quadro è chiarissimo: chi cerca la razionalità assoluta e la flessibilità dell’endotermico guarderà ai concessionari il prossimo febbraio; chi ha voglia di viaggiare col tetto aperto, spinto dagli elettroni, ha già l’imbarazzo della scelta.